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Noi non ci saremo

maggio 11, 2007

Sabato va in piazza il Family day. Gli organizzatori, capitanati da qualche nostra vecchia conoscenza, aspettano centomila persone e, a giudicare dalla macchina propagandistica messa in moto, probabilmente arriveranno tutte. Qualche giorno fa un articolo di Repubblica, non sappiamo quanto attendibile, si è divertito a fare i conti in tasca all’evento, stimando che la realizzazione di questo Family day sia costato circa un milione di euro. Cioè circa due miliardi di lire. Un sacco di soldi. Gli organizzatori, arrampicandosi un po’ sugli specchi, cercano di spacciarci questa del 12 maggio come una manifestazione “inclusiva”, una festa di tutti e per tutti, una iniziativa trasversale, dalla quale nessuno è escluso. Peccato, però che già la scelta della data, quel 12 maggio che marca la vittoria del referendum sul divorzio, rappresenti un forte elemento di provocazione. Una provocazione che è difficile non raccogliere.

Possono rigirare la frittata come gli pare, ma la sensazione che permane, e anche forte, è che quella di San Giovanni sarà piuttosto una piazza contro qualcuno. Sarà una piazza contro i Dico, che si riunisce solo allo scopo di scongiurare il riconoscimento giuridico di realtà diverse dal matrimonio tradizionale. Sarà una piazza contro le coppie di conviventi che chiedono riconoscimento, contro gli omosessuali che non vogliono essere considerati cittadini di serie b, contro una parte della società che cambia. Sarà una piazza di persone, per lo più spinte dalla fede religiosa, che manifestano per negare ad altre persone quegli stessi diritti di cui loro godono. Peggio ancora, sarà una manifestazione dove saranno presenti anche persone che non avrebbero nessun titolo per essere lì, ma che credono che “qualcuno si debba prendere i voti dei cattolici”.

Noi non solo crediamo che lo Stato debba essere laico e che debba ascoltare ma non accogliere acriticamente le istanze della Cei e della Chiesa cattolica. Crediamo anche che la società dovrebbe essere laica, che i cattolici dovrebbero smetterla di voler dire agli altri come si vive, di voler imporre a tutti le loro convinzioni, così come noi non cerchiamo di imporre loro le nostre. Per questo e per tanti altri motivi io sabato non sarò in piazza San Giovanni, ma sarò qui, a piazza Navona, sperando di non essere l’unico cittadino di destra a volere una società davvero laica.

 Da leggere: Daw, Cantor, Inyqua, il Megafono, the Mote in God’s Eye, Massimo Teodori.