Noi non ci saremo

Sabato va in piazza il Family day. Gli organizzatori, capitanati da qualche nostra vecchia conoscenza, aspettano centomila persone e, a giudicare dalla macchina propagandistica messa in moto, probabilmente arriveranno tutte. Qualche giorno fa un articolo di Repubblica, non sappiamo quanto attendibile, si è divertito a fare i conti in tasca all’evento, stimando che la realizzazione di questo Family day sia costato circa un milione di euro. Cioè circa due miliardi di lire. Un sacco di soldi. Gli organizzatori, arrampicandosi un po’ sugli specchi, cercano di spacciarci questa del 12 maggio come una manifestazione “inclusiva”, una festa di tutti e per tutti, una iniziativa trasversale, dalla quale nessuno è escluso. Peccato, però che già la scelta della data, quel 12 maggio che marca la vittoria del referendum sul divorzio, rappresenti un forte elemento di provocazione. Una provocazione che è difficile non raccogliere.

Possono rigirare la frittata come gli pare, ma la sensazione che permane, e anche forte, è che quella di San Giovanni sarà piuttosto una piazza contro qualcuno. Sarà una piazza contro i Dico, che si riunisce solo allo scopo di scongiurare il riconoscimento giuridico di realtà diverse dal matrimonio tradizionale. Sarà una piazza contro le coppie di conviventi che chiedono riconoscimento, contro gli omosessuali che non vogliono essere considerati cittadini di serie b, contro una parte della società che cambia. Sarà una piazza di persone, per lo più spinte dalla fede religiosa, che manifestano per negare ad altre persone quegli stessi diritti di cui loro godono. Peggio ancora, sarà una manifestazione dove saranno presenti anche persone che non avrebbero nessun titolo per essere lì, ma che credono che “qualcuno si debba prendere i voti dei cattolici”.

Noi non solo crediamo che lo Stato debba essere laico e che debba ascoltare ma non accogliere acriticamente le istanze della Cei e della Chiesa cattolica. Crediamo anche che la società dovrebbe essere laica, che i cattolici dovrebbero smetterla di voler dire agli altri come si vive, di voler imporre a tutti le loro convinzioni, così come noi non cerchiamo di imporre loro le nostre. Per questo e per tanti altri motivi io sabato non sarò in piazza San Giovanni, ma sarò qui, a piazza Navona, sperando di non essere l’unico cittadino di destra a volere una società davvero laica.

 Da leggere: Daw, Cantor, Inyqua, il Megafono, the Mote in God’s Eye, Massimo Teodori.

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14 Risposte to “Noi non ci saremo”

  1. Antonio Says:

    Hai perfettamente ragione..Ma d’altronde anche la Chiesa ha il diritto di manifestare.Decideranno gli italiani!

  2. Il Megafono » Family che? Says:

    […] (magari meno bene nella forma :-P). Tutto quello che ha scritto mi trova completamente d’accordo. Leggete, linkate e diffondete. Buon sabato di Coraggio Laico a tutti. Filled under: Senza categoria | You can follow any […]

  3. inyqua Says:

    Babs ti linko da me….;-)

  4. Germanynews Says:

    Neanche io ci sarò. Per motivi diversi e assolutamente personali. Non credo infatti che la famiglia si sostenga con una manifestazione (pur legittima) ma che sia invece opportuno che ognuno di noi la sostenga giorno per giorno nella sua vita. Solo con la coerenza, la lealtà e la dedizione da parte di ciascun marito e di ciascuna moglie essa sopravviverà. Non certo- sarà che le manifestazioni di piazza non mi sono mai piaciute- agitando bandiere e pronunciando slogan. Purtuttavia, capisco e comprendo le ragioni chi vi parteciperà. Vi parteciperanno tanti uomini, tante donne e tanti giovani che vogliono dire no alla relativizzazione di un concetto che sta alla base del nostro essere uomini ed è perciò naturale: ovvero l’ineliminabile differenza che c’è e sempre ci sarà tra uomo e donna. Essere contro i DICO è un dovere per ogni liberale che si rispetti; allo stesso modo è necessario che i diritti individuali di ciascun cittadino siano garantiti (per conviventi e non). Riconoscere è una parola che suona molto socialista e poco liberale e per questo non mi piace. Non sarà un caso se il problema, qui, è come al solito lo Stato. Senza Concordato non si parlerebbe di violazione della laicità, senza matrimonio civile non ci sarebbe la rincorsa al privilegio nè la richiesta di protezione dello Stato.
    Non stupiamoci se tra qualche anno- per il perverso circolo vizioso dell’assistenzialismo- si chiederà di aumentare ancora la complessità giuridica e sociale introducendo nuovi istituti per quattro, cinque, sei, sette persone conviventi. Perchè una convivenza di un anno deve considerarsi meno utile e quindi meno degna di tutela di una di nove? Perchè un single deve trovarsi svantaggiato rispetto ad una persona che convive? Perchè due persone dello stesso sesso non possono adottare dei figli se lo credono giusto? Perchè madre e figlio non devono potere sposarsi? Perchè, perchè, perchè. E’ la questione del limite… Della differenza tra libertà e licenza. Del fondamento morale della libertà.

  5. paco Says:

    strepitoso!

  6. MadMark Says:

    Eh si, non ci sarò neanche io. Mi trovi d’accordo su tutta la linea, anche se politicamente non mi definisco.

  7. Tudap Says:

    Ecco come la pensano i liberali veri (cosa diversa dai conservatori):http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=177243 , http://www.riformatoriliberali.org/dettaglio.asp?id=1253

  8. Germanynews Says:

    I liberali dell’equazione differenza=disuguaglianza, i liberali del “tutti uguali per essere felici”. Questi liberali si chiamano radicali o liberalsocialisti. Io sto con Carlo Lottieri. Con l’impossibilità di trattare in maniera omogenea ciò che è diverso.

  9. iononmilamento Says:

    …Il nostro mondo, cosiddetto globale, non è che un pianeta di migliaia delle più svariate province che non si incontrano mai. Girare il mondo significa passare da una provincia all’altra, ognuna delle quali è una solitaria stella a sé stante. Per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo reale finisce sulla soglia di casa, al limite del quartiere, al massimo al confine della città. Il mondo che sta oltre è inesistente, insignificante e addirittura inutile, mentre quello intorno a loro e che l’occhio riesce ad abbracciare assurge alle dimensioni di un grande cosmo che oscura tutto il resto.

    Spesso gli abitanti di un luogo e chi viene hanno difficoltà a trovare un linguaggio comune, poiché ognuno di loro guarda il posto con un’ottica diversa: chi viene da fuori usa un grandangolare, che rimpicciolisce l’immagine ma allarga l’orizzonte, mentre la persona del posto usa il teleobbiettivo, se non addirittura il telescopio, che ingigantisce i minimi dettagli.

  10. metafisico Says:

    capisco che ai nichilisti di destra e sinistra il family day gli roda.
    Perchè è stata l’ulteriore conferma che l’Italia è in maggioranza cattolica e contraria ad abberrazioni come quelle delle unioni omosessuali.
    Quelli dell’orgoglio laido lo sanno, sanno di essere minoranza, di non avere i numeri per far passare gli abominevoli DICO e per questo sprigionano tutto il loro liìvore e odio contro la Chiesa e l’accusano di oppessione quando non fa che diffondere il proprio credo.
    Quello ripeto della maggioranza degli italiani.
    La CHiesa di Roma è il vanto dell’Italia

  11. Oscar Ferrari Says:

    È che anche i baciapile hanno voluto il loro CEI Pride

  12. Watergate Says:

    ben detto 🙂

  13. Pietro Says:

    Perfetto (commento mancante il precedente)

  14. Uriel Says:

    capisco che ai nichilisti di destra e sinistra il family day gli roda.
    Perchè è stata l’ulteriore conferma che l’Italia è in maggioranza cattolica e contraria ad abberrazioni come quelle delle unioni omosessuali.
    —-

    Certo. Nessun problema invece coi festini a base di coca di Mele, al secondo-terzo divorzio di Berlusconi, Fini & co, eccetera. Figo. Meno male che sono cattolici, meno male.

    Uriel

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