La democrazia non russa

cappatoPer una volta i radicali hanno fatto notizia e il comportamento di sovietica memoria tenuto dalla polizia di Mosca è su tutti i giornali. Però, siccome Ottavio Marzocchi e Marco Cappato (nella foto) sono amici nostri, non vogliamo esimerci dal fornire un breve resoconto dell’accaduto.  
A sole 24 ore dalla manifestazione, il sindaco di Mosca Yuri Luzhjov proibisce lo svolgimento del gay pride nella capitale russa. Una delegazione composta, appunto, dai radicali Marco Cappato, eurodeputato, Ottavio Marzocchi, funzionario del Parlamento europeo, Nikolai Kramov, Nikolai Alexeievic e Sergey Kostantinovic, militanti radicali russi, ma anche da Vladimir Luxuria, deputato al parlamento italiano, Sophie In’t Veld, eurodeputato olandese, Richard Fairbrass, leader della band pop britannica “Right said Fred” e dalle due cantanti delle “Tatu”, cerca di raggiungere il municipio per consegnare una lettera al sindaco. Si tratta di una lettera firmata da oltre 50 parlamentari europei e italiani in cui si chiede di consentire lo svolgimento della marcia e maggiori diritti e tutela per i diritti civili e degli omosessuali. Una lettera che non raggiungerà mai il destinatario, perché la polizia di Mosca lascia che gruppi di provocatori ultranazionalisti, assistiti da un prete otrodosso intento a impartire benedizioni, si mescolino ai manifestanti, aggredendoli con pugni e calci, oltre che con lanci di uova, sputi e insulti.
I poliziotti, visti da molti testimoni mentre confabulavano con i provocatori, non solo non fanno niente per proteggere i manifestanti dalle aggressioni, né si limitano a sghignazzare ai margini, ma arrivano ad arrestare i manifestanti radicali in momenti drammatici documentati dalla diretta di Radio Radicale, da un video girato dallo stesso Marzocchi e che si conclude con il suo arresto e dalle decine di foto che in queste ore stanno facendo il giro del web. Oltre che da questo video, che ben condensa quello vi abbiamo raccontato. 
Arrestati, Cappato e Marzocchi vengono portati alla stazione di polizia, dove si cerca di far loro firmare un verbale che sostiene che hanno violato il codice stradale, cosa che avrebbe giustificato il loro arresto a dir poco arbitrario e solo l’intervento del console italiano consente ai due di non firmare senza subire ulteriori conseguenze. I tre militanti russi sono, invece, accusati di resistenza a pubblico ufficiale (che secondo i testimoni non si è mai verificata) e rischiano fra i 10 e i 15 giorni di carcere. Il processo doveva tenersi oggi, ma è stato rinviato all’8 giugno. La democrazia, davvero, non abita qui.

da leggere: consigliamo quest’intervista di Anna Zafesova ad Angelo Pezzana, pubblicata oggi su la Stampa.

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5 Risposte to “La democrazia non russa”

  1. Domenico Says:

    Che brutta storia… 😦
    Spero che almeno smetteranno di dire che “l’amico Vladimir” è UN SINCERO DEMOCRATICO 😦

  2. marta Says:

    cara babs…come sai “tutto cambia affinchè nulla cambi” la Russia non ha mai dimenticato i metodi Zaristi!!!
    Abbraccio, bel blog, micioso!
    MARTA

  3. Fnadorin Says:

    io mi chiedo invece perché nessuno racconta che i giovani omofobi ultranazionalisti in camicia nera e le babushke incazzate con bandiere tricolori sono gli stessi soggetti che si ritrovano nel parito nazionalbolscevico con cui va a braccetto il signor kasparov nelle marce dei dissenzienti. begli amici che si ritrova il paladino della democrazia e manco che dicesse qualcosa, si vede che non fa bene alla salute. stranezze russe che pochi fanno la fatica di comprendere…

  4. Babs Says:

    Ora l’hai detto tu, i commenti sono aperti per questo. 😉

  5. Il Megafono » La democrazia russa (e dobbiamo svegliarla) Says:

    […] vergognose vicende del Gay Pride di Mosca. Parlarne adesso sarebbe inutile. Per questo vi rimando all’ottimo resoconto di Barbara Mennitti che ci ricorda ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, che la democrazia in Russia è un […]

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