Pd, morto che parla

A occhio e croce a noi sembrerebbe che la Casa della Libertà abbia vinto, e pure di brutto, questa tornata elettoriale, anche in considerazione del fatto che storicamente la sinistra è sempre stata più forte nelle consultazioni amministrative. Poi, però, ieri sera, ascoltando le varie trasmissioni di “approfondimento” (e-ehm) ci siamo confusi un po’ le idee. Vannino Chiti sbandierava orgoglione la prode conquista di Taranto e di Agrigento e sembrava proprio che nessuno gli avesse spiegato che si trattava di due casi che tutto erano, fuorché emblematici della situazione italiana. (A Taranto, infatti, il Comune è in bancarotta e commissariato da un anno e mezzo, mentre ad Agrigento il candidato del centrosinistra era il segretario cittadino dell’Udc – amico del presidente della Regione. Il Consiglio comunale del capoluogo siciliano avrà un sindaco eletto nelle liste del centrosinistra, 22 consiglieri di centrodestra e 8 del centrosinistra.)  
Clemente Mastella, dati alla mano, spiegava che la sinistra vince al Sud dove c’è l’Udeur (e pratica alleanze spregiudicate, come a Taranto dove sosteneva il candidato della sinistra massimalista) e perde a Nord dove, purtroppo, l’Udeur non c’è. Quindi è chiaro che c’è urgente necessità di fare una verifica (leggi alzare il prezzo) e così via. Per fortuna che a un certo punto è comparso Franco Giordano a dire che la sinistra ha un grave problema con il Nord del paese, ma il nostro sollievo è durato pochi attimi, perchè il segretario del Prc ha subito aggiunto che al Nord il problema sono gli operai e i precari che vogliono politiche più di sinistra e, dunque, votano a destra. Questo è davvero un paese complicato.
In tutta questa confusione, però, un dato ci si andava chiarendo nel cervello: che se c’è uno sconfitto incontrovertibile in queste elezioni è proprio il nascituro Partito democratico, che perde contro la destra, ma perde pure contro la sinistra, quella massimalista e quella neonata scissionista che non confluirà nella nuova aggregazione margheritin-diessina, come il mussiano neosindaco de L’Aquila, Massimo Cialente. E ci siamo resi conto di che brutta serata stava passando il povero Vannino, stretto com’era fra Mastella e Giordano.

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3 Risposte to “Pd, morto che parla”

  1. stefano caliciuri Says:

    non appena nel centrosinistra si è allentato quel collante che si chiamava antiberlusconismo, gli elettori hanno cominciato davvero a guardare in faccia la realtà. ecco che allora gli operai e le classi meno abbienti sono tornate a sventolare l’uguaglianza di classe e la lotta sociale, rinforzando quella sinistra massimalista che qualcuno dava già per morta. un nuovo partito non si fa a tavolino chiamando 45 personaggi a tracciarne le caratteristiche ideologiche, virtuali e morali, un partito si crea quando alla base c’è un’opinione condivisa. come dire: in politica 2 più due non fa mai quattro. le esperienze dell’elefantino e della rosa del pugno avrebbero dovuto insegnare qualcosa. e allora cosa succede? succede che in un contesto confuso come il partito democratico (dico sì, dico no; no tav, si vat, ecc) l’elettore non riesce ad avere punti di riferimento. che poi, diciamocelo, sono gli stessi punti di riferimento che il centrodestra sventola almeno dal 1994: libertà, meritocrazia, individuo. e allora, chi si riconosce in questi principi già da tempo ha scelto il Polo, chi non si riconosce invece vota davvero a sinistra.

  2. Rocco Says:

    Forse è la dimostrazione che in Italia c’è bisogno di un partito di sinistra che non sia massimalista (insomma, un po’ più realista di PRC e Radicali), ma che sia effettivamente di sinistra. Non un miscuglio di centristi e di ex democristiani.
    Qualcosa di nuovo, che non stia sempre a inchinarsi al papa, che si lasci dietro le spalle i volti noti della politica (quelli che da decenni hanno colonizzato governo e parlamento).
    Io non voterò mai un partito anche solo vagamente rutelliano o cattolico, ma neanche PRC!

  3. Angelus Says:

    queste elezioni portano anche dei segnali positivi, dal basso si sta muovendo qualcosa qua e là. vedere l’avanzata delle varie liste civiche, le forze laiche(repubblicani e socialisti) più vive che mai. Forza Italia fa il pieno di elettori perché si afferma ancora una forza di centro, capace di convincere all’ultimo minuto anche tante persone che non vedono di buon occhio Berlusconi..ma che a livello locale la vedono sempre come un riferimento liberale per difendere le imprese e le famiglie. Ora il problema è LA CASTA politica che opprime dall’alto l’intera politica italiana. a livello nazionale non ci rappresentano affatto, anche a causa delle liste bloccate mentre invece a livello locale c’è la preferenza. C’è bisogno di persone nuove, linguaggi nuovi, idee nuove che spazzino via l’attuale vecchiume. Gli Italiani non ne possono più..e prima o poi il giochino esploderà, così come è scoppiato quello della prima repubblica.

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