Pechino 2008, le olimpiadi degli schiavi

lavoro minorileSi squarcia il velo scintillante che copre l’organizzazione dei giochi olimpici del 2008 e ci rivela una Cina che continua spaventosamente a somigliare a se stessa. Lo racconta Federico Rampini, corrispondente di Repubblica dalla Cina, in questo articolo pubblicato oggi sul sito web del quotidiano. Gli attivisti di PlayFair 2008, una organizzazione umanitaria cinese, sono riusciti a infiltrarsi in quattro degli stabilimenti che si spartiscono il mercato dei gadgets di Pechino 2008, un giro di affari di oltre 70 milioni di dollari. Dal 2006 ad oggi, hanno raccolto testimonianze e materiale e hanno presentato un rapporto dal titolo “Niente medaglie olimpiche per i diritti dei lavoratori”, che descrive un panorama agghiacciante. Fabbriche lager, bambini sfruttati, turni di lavoro massacranti, cliam di terrore, spregio di qualsiasi norma di tutela dei lavoratori, anche quelle minime previste dalla legislazione cinese. Eppure si tratta di aziende che hanno la licenza ufficiale del comitato olimpico.
Le autorità olimpiche locali hanno annunciato che revocheranno le licenze alle quattro aziende, ma secondo molti quello denunciato da PlayFair è solo la punta dell’iceberg. La speranza, conclude Rampini, è che le Olimpiadi saranno un’occasione per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale sulla Cina e per dare maggiore visibilità a “ogni forma di dissenso, di disagio sociale e di denuncia di abusi”.

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