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Cronache da un paese imbarbarito

giugno 19, 2007

Quando qualche anno fa un buontempone in gita a piazza Navona pensò di esercitare un suo diritto tirando il cavalletto della sua macchina fotografica al presidente del Consiglio, noi dicemmo che era una cosa incivile. Così come trovammo molto incivile che lo stesso presidente del Consiglio, recatosi in tribunale, venisse accolto da un altro originalone al grido di “Buffone” (poi pateticamente ritrattato in un creativo “Puffone”, nel senso di grande Puffo). Secondo noi, dicevamo, è profondamente incivile non avere rispetto per le istituzioni, a prescindere da chi le rappresenti. Allora i nostri amici “de sinistra” con i quali ci trovavamo a passare un Capodanno, ci saltarono alla gola dicendo che “il cavalletto in faccia non era niente paragonato a quello che lui stava facendo all’Italia” (sic!) e che comunque difendevamo il presidente del Consiglio solo perché rispondeva al nome di Silvio Berlusconi.  E a poco valsero le nostre flebili proteste.
Quindi oggi, per dimostrare ai nostri amici “de sinistra” che siamo sempre un po’ meglio di loro, scriviamo che troviamo indecenti queste scene di popolo ruggente che fischia il presidente del Consiglio, indecente che la Confesercenti inviti il presidente del Consiglio per poi insultarlo e che a  noi i climi da linciaggio continuano a non piacere, anche se ora il presidente del Consiglio si chiama Romano Prodi.
Siamo un po’ all’antica, ma crediamo ancora che le istituzioni vadano prima di tutto rispettate, poi se necessario criticate anche duramente, ma lo schema semplicistico che stiamo vedendo all’opera non ci convince molto. A noi Prodi non piace per niente, ma l’esperienza ci insegna che chi sta lì a fischiare e a proferire insulti non sempre è migliore degli altri e spesso aspetta solo il suo turno per andare a fare come e peggio di chi contesta. Subito dopo aver chiesto a chi ci rappresenta di rispettare il ruolo che ricopre, la società civile (più nel nome che nei fatti, a volte) dovrebbe dimostrare altrettanto rispetto per le istituzioni. E a noi sembra che il posto migliore per dimostrare il dissenso, rimangano comunque le urne (magari con una legge elettorale migliore), più che le piazze. Perché una volta scatenati i climi da forca non si sa mai chi arrivano a colpire.