Le favole non diventano realtà

Da queste parti avevamo sempre discretamente tifato per Camilla. Ci eravamo inteneriti per la storia dei due amanti regali, costretti dalla ragion di Stato a rinunciare al loro amore per troppi anni, ma che mai, mai erano riusciti a dimenticarsi. E avevano continuato a rincorrersi e a bruciare di passione ardente dalla giovane età fino alla soglia dei cinquant’anni, ormai un po’ goffi, acciaccati, imbruttiti (anche perché non erano mai stati due grandi bellezze), ma ancora ostinatamente innamorati. Il principe Carlo, con il suo profilo equino, ci era sembrato quasi eroico, l’uomo che tutte vorrebbero incontrare. Quello che alla bellezza sfolgorante e mediatica della moglie Diana, divenuta ormai un’icona del nostro tempo, aveva preferito la fiamma di sempre, la “bruttina stagionata”, la donna vera con la sua pancetta e i suoi capelli un po’ color topo. Come diceva da noi Eugenia Roccella in un articolo di tre anni fa, aveva preferito “un amore normale”. (continua su Ideazione)

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